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Alla scoperta delle tradizioni gastronomiche locali

Popolare, schietta e senza fronzoli: la cucina della tradizione romanesca rappresenta alla perfezione l’essenza della sua terra e del suo popolo.

Una tradizione gastronomica “di necessità”, spina dorsale di una cultura resiliente nata tra il ghetto, le campagne e i mattatoi, fatta di scarti, spirito d’adattamento e fantasia.

Ha saputo mantenere inalterata la sua anima genuina e irresistibile, lasciandosi reinterpretare dalla fantasia dei suoi “osti 3.0”, pur rivendicando una serie di elementi imprescindibili.

Perché esistono degli ingredienti che non possono proprio mancare, ogni volta che una tavola viene apparecchiata con bicchieri da osteria, posate spaiate e una tovaglia a quadri.

 

Il quinto quarto:

Obbligatorio partire dal quinto quarto, chiamato così perché costituito da tutto ciò che non rientra tra i tagli bovini e vaccini più prelibati. Caposaldo delle ricette romane per antonomasia, ha rappresentato per secoli la principale fonte di sostentamento delle classi meno agiate.

Oggi, vive una vera e propria renaissance, ma in hostaria la coda alla vaccinara si continua a mangiare con le mani.

 

Articolo di Federica Pompa

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